Sempre più spesso mi trovo a riflettere su quanto sia difficile costruire o preparare una pista per piloti a livello amatoriale. Sembra incredibile, ma è più facile lavorare per i professionisti del mondiale.

Ricordo quando ancora correvo l’italiano minicross (2004-2005) che le piste erano totalmente diverse da ora. Eppure non sto parlando di secoli, ma semplicemente di meno di 20 anni fa. Periodo in cui le moto a 4t erano già in voga. Era difficile trovare un tracciato fresato, perfettamente irrigato e con i salti facili. Anzi, ricordo il doppio in salita delle “manette” di Ponte a Egola, quello in cima alla pista che ancora esiste (molto semplificato), che fra buche e lunghezza/dislivello del salto con un 85cc era veramente difficile chiuderlo perfettamente. Per non parlare del seguente doppio in discesa: se non avevi un buon motore ed il terreno perfetto era praticamente impossibile farlo anche con le moto grandi girando la curva interna.

La mentalità dei piloti è cambiata negli anni e gli impianti, per far giustamente cassa e cercare di accontentare più clienti possibile, si sono adeguati ed hanno semplificato tutto.

Pochi giorni fa ho “ristrutturato” il Crossodromo di Orbassano, vicino a Torino. Un impianto giovane gestito da un ragazzo che, con la famiglia, l’ha fatto diventare il suo lavoro.
Il tema più sensibile era la realizzazione delle rampe. Essendo una pista frequentata principalmente da principianti, il timore era quello di spaventare i piloti con i nuovi salti.
La mia scelta è stata quella di realizzare panettoni molto semplici, con lunghe rincorse e lunghi spazi di frenata dopo gli atterraggi, ma con le rampe abbastanza grandi. Il che non è un fattore negativo, ma va capito bene: percorrendo il giro, il punto di vista inganna e la rampa appare come un muro, ma se ci si ferma a guardarla di lato, ci si rende conto di quanto sia dolce e rotonda.

Perché questa scelta? Perché la rampa più lunga e con una giusta raggiatura è più sicura della rampa bassa e piatta.
Un salto di questo tipo permette di essere affrontato ad ogni velocità senza avere sbalzi repentini della moto. Le sospensioni si comprimono uniformemente sulla salita e si rilasciano non appena le ruote si staccano da terra. Un atterraggio lungo e dolce completa il lavoro, assorbendo eventuali errori del pilota.

Tornando alle frasi iniziali di questo articolo, perché è più facile costruire una pista per un pilota professionista?
Perché il “pro”, in poche parole, si adatta alla pista. A lui va bene sia la rampa dritta che quella stesa, purché sia sicura. Ci sono ovviamente dei criteri su come va fatta, ma non c’è mai una regola ben definita.
L’amatore invece richiede più precisione nella realizzazione del tracciato. Una rampa troppo stesa non lo fa saltare, una troppo dritta lo spaventa e lo mette in difficoltà. Inoltre diventa molto complicato fare allo stesso tempo una pista facile ma non scontata, che possa far divertire tutti.

Motivo per cui costruire una pista da motocross non è mai una cosa semplice ed è sempre bene affidarsi ad un track builder, spiegandogli bene che tipo di clientela andrà a frequentare quel circuito.

Orbassano è stata testata dai piloti di ottimo livello Dami e Callegaro che l’hanno trovata molto divertente, oltre a vari amatori a cui sta piacendo. Se andrete a provarla, non dimenticatevi di farmi sapere come vi sembra!

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