Piste facili, piste difficili, piste pericolose


Uno dei più frequenti argomenti fra i piloti è proprio questo. Quante volte sentiamo dire all’amatore “io in quella pista non vado perchè è troppo difficile”?

Ma cos’è e cosa vuol dire veramente “difficile”? Come viene rapportato questo termine di paragone agli infortuni?

Più difficile non vuol dire più pericoloso. Anzi, spesso è proprio il contrario. In un mondo in cui le moto si sono evolute esageratamente e sono diventate dei veri e propri proiettili, ormai è diventato tutto semplice. Una volta se non eri un buon pilota e non facevi la curva forte, non riuscivi a chiudere il salto successivo. Con gli attuali 4t, basta una manciata di gas per fare un lancio di 25 metri.
Questo vuol dire che potenzialmente, il principiante che è appena salito in moto, se non ha paura può azzardare un salto del genere.

Ma cosa succede in caso di imprevisto? Sicuramente non ha le capacità necessarie per fare una correzione in caso di errore. Questo succede principalmente nella pista semplice, dove il salto ha la rampa estremamente dolce e non ha un atterraggio ben definito. Succede nelle piste con appoggi enormi nelle curve, in quelle dove non c’è bisogno di avere tecnica per fare la differenza.

Ma se quell’amatore lo faccio girare in un tracciato più “complicato”?
Le rampe più impegnative, magari qualche curva in contropendenza da raccordare, buche e canali… che conseguenze portano?

Semplice: il pilota medio è intimorito, di conseguenza azzarda meno, non si lancia come un kamikaze e sicuramente il suo livello di attenzione resta più alto. Mentre il pilota “buono” è più soddisfatto, può fare un allenamento migliore e di certo si diverte di più.

Altro punto da tenere in considerazione è la crescita del livello medio. E’ nella pista complicata che si impara, che si alza l’asticella.

E’ impensabile per me che un principiante entri in una pista di prima categoria internazionale e chiuda tutti i salti dopo tre giri.

Ci vuole del tempo per imparare, ci vuole impegno e saper gestire una moto nelle varie situazioni. Se questo presupposto non viene rispettato, penso che qualcosa non vada bene. Questa è la condizione in cui il facile diventa pericoloso. Il livello di attenzione deve rimanere alto, il motocross è uno sport dove per il minimo errore si pagano delle conseguenze anche care.

Il discorso è valido sia per i piloti da campionato regionale, sia per quelli da mondiale. Quando un salto è troppo facile, il pilota cerca di scrubbare o di whippare per guadagnare tempo o semplicemente per fare spettacolo. Se il salto invece è lungo richiede più impegno e più concentrazione, non lascia tanto spazio a gesti “eroici” ed è più difficile commettere un errore.

La tendenza negli ultimi anni è quella di semplificare le piste, in alcune situazioni anche troppo. Penso sia sbagliato. E’ ovvio che il crossodromo debba tener conto degli incassi, ma non si dovrebbe scendere sotto un certo livello. Una pista da cross non dovrebbe diventare un fettucciato da enduro, cosa che purtroppo ho visto succedere varie volte.

Un altro elemento che rende la pista più sicura? Il terreno fresato. Il fondo morbido che “lega” tiene le velocità più basse, si scava prima con buche e canali quindi si tende meno a far trasformare una pista da motocross in una pista da aeroporto. Ma approfondiremo il discorso del trattamento dei terreni in un’altra occasione.

Ovviamente tutto ha un limite. Anche il difficile non deve trasformarsi in pericoloso. Una pista da motocross deve rimanere tale e non deve trasformarsi in un supercross. E’ importante trovare il giusto punto di incontro fra il sicuro, il divertente ed il tecnico.