Perchè una pista va fresata?


Vi ricordate quando nei forum e sui social si diceva che, alle gare di mondiale, la pista veniva fresata per avvantaggiare i piloti KTM?

Ovviamente erano tutte chiacchiere da bar e non era questo il motivo che spingeva a lavorare così a fondo il tracciato. Ma quali sono i motivi reali?

La fresatura ed un trattamento del terreno che va oltre alla semplice “ruspata” ormai è diventata praticamente un obbligo. I piloti ricercano sempre di più la pista con il terreno lavorato e se al venerdì non appare sui social una foto del tracciato che somiglia ad un orto pronto alla semina, nemmeno prendono in considerazione l’idea di andare lì a girare. La pista lasciata dura è diventato sinonimo di pista non curata. D’altra parte, chi sceglierebbe di girare sull’olio invece di poter mettere le ruote su un cuscino morbido con un grip fantastico?

Come ho detto in più occasioni, e qui lo ripeto, questo è un discorso generale ed una linea teorica più o meno giusta, ma ci sono sempre le eccezioni ed ogni caso va analizzato a sé.

Quali sono i pro e i contro? Perchè fresare la pista è considerata una procedura da eseguire il più spesso possibile?

Analizziamo qualche aspetto tecnico che vada oltre al semplice “perchè è più bello”.

Terreno fresato vuol dire terreno morbido.

E le moto nel terreno morbido affondano, è ovvio. Questo significa ridurre la velocità. E velocità più bassa = meno pericoloso.

Pensiamo ad un tracciato argilloso: quando questo tipo di terra si compatta fa una crosta durissima dove addirittura restano le sgommate nere, condizione che per assurdo (ma non troppo) viene paragonata al girare sull’asfalto. Vietato commettere errori; anche una semplice scivolata potrebbe creare dei bei problemi.

L’argilla lavorata, oltre a garantire un ottimo grip, rallenta molto le moto.

Un’altra conseguenza è quanto poi la pista va a rovinarsi. Canali e buche si formeranno molto più velocemente, il tracciato diventerà presto più impegnativo, divertente, lento…e meno pericoloso.

Fresare vuol dire scongiurare la polvere.

Il terreno “aperto” il venerdi sera permette all’acqua distribuita con l’impianto di irrigazione di penetrare al suo interno e di rimanerci. Quando invece si lascia il suolo compatto l’acqua se ne va scorrendo in superficie, lasciando al massimo una patina scivolosissima spessa pochi centimetri. E’ necessaria molta molta più acqua dopo aver lavorato il terreno, ma come ho già avuto occasione di dire, l’impianto idrico deve essere all’altezza.

Fresare dopo il maltempo vuol dire far asciugare più velocemente la pista.

Qui mi riferisco al periodo invernale in particolar modo. Dopo piogge abbondanti, quando il terreno compatto è saturo di acqua, passando una fresa o un ripper si arieggia, facendolo asciugare più velocemente. Ripetendo questo procedimento più volte e facendo passare un po’ di tempo fra una sessione e l’altra si ottengono risultati positivi.

Occhio però al meteo: un’ulteriore pioggia andrebbe a rovinare tutto ed a portarci ad una situazione peggiore di com’era in principio.

Attenzione alla lavorazione del terreno in inverno.

Rimanendo più morbido, specialmente fuori traiettoria, in caso di pioggia diventa una spugna e richiede molto più tempo per asciugare. Il rovescio della medaglia del punto precedente.

La terra fresata è terra che se ne va.

Un’attenzione da porre in particolar modo sui tracciati saliscendi. La pioggia violenta, quando in discesa si trasforma in “fiume”, porta via il materiale non compatto. Che se poi non viene rimesso al suo posto porterà conseguenze sulle giuste pendenze, scoli e fognature.

Ma come si deve fresare una pista e con quali mezzi?

Come già detto ogni tipo di terreno e di tracciato ha bisogno di una sua lavorazione particolare.

Possiamo dire che gli attrezzi più comuni sono il ripper per spaccare la terra in profondità da abbinare ad un bell’erpice rotante per affinare lo strato superficiale di 15/20cm e renderlo invitante, sia per l’occhio che per il grip che garantisce.

Il trattore che servirà per usarli dovrà avere come minimo 100/130cv, a seconda della larghezza dell’attrezzo. La lavorazione deve essere uniforme per tutta la larghezza della pista, evitando i salti: rampe ed atterraggi.

In caso di canali e alternanza di terreno duro/morbido l’erpice rotante può essere usato anche in maniera superficiale per mischiare tutto, lisciare ed omogeneizzarne la consistenza.

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